Ma mi faccia il piacere – Il Fatto Quotidiano

Sambuca e De Luca. “Attorno al No si coagula una coalizione di voci che non potrebbero essere più eterogenee… A conti fatti un po’ tutti, progressisti e moderati, si ritrovano nella sintesi dello scrittore Erri De Luca: ‘Dobbiamo sempre e solo difendere quel nobile pezzo di carta che si chiama Costituzione’” (Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, 13.9). Infatti Erri De Luca vota Sì.

La mascotte. “Se vince il No, Conte va a casa” (Roberto Formigoni, pregiudicato per corruzione agli arresti domiciliari, Libero, 13.9). Mo’ me lo segno.

Lo smemorato di Cologno. “Se il presidente Berlusconi cade, bisogna andare alle elezioni per rispetto della gente” (Alessandro Costacurta, allora calciatore del Milan, dopo la caduta del primo governo B. per la sfiducia della Lega, Repubblica, 22.12.94). “Renzi è il nuovo Berlusconi, ha coraggio, vuole cambiare la via normale di fare politica e lavorare per il bene del Paese, come un tempo accadde a Berlusconi. Alle primarie del Pd lo sosterrò, anche se io ho sempre votato dall’altra parte” (Costacurta, 1 e 3.11.2011). “Voto No. Non sono mai stato berlusconiano” (Costacurta, Repubblica, 9.9.2020). Mi sarà scappato un pro, ma sempre stato anti.

Facce ride. “Il mio No convinto al referendum. Vogliono uccidere il Parlamento. Gli assassini vengono da lontano” (Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione, ex presidente della Camera, il Riformista, 12.9). Buono, Fausto, adesso viene l’infermiera e ti dà la pastiglia.

Modica quantità. “Salvini nervoso e contestato in piazza: ‘Su due dei tre commercialisti arrestati garantisco io” (Repubblica, 12.9). Non vorremmo essere nei panni del terzo. Ma neppure dei primi due.

Congiuntivite. “Torno a mettere la mascherina, prima che il ministro mi rimprovera!” (Nunzia De Girolamo, ex ministra e deputata FI, ora conduttrice Rai, Instagram, beccata da @nonleggerlo.it, 4.9). Fantocci, è lei?

Compagni che votano. “Svolta di Giorgetti: voto No al referendum”, “Il colpo di Giorgetti alla linea del leader: ‘Al referendum un No convinto’” (Repubblica, 12.9). “Parlare di una fronda nella Lega non è corretto. Basti pensare che si sono schierati per il No, oltre a Giorgetti, anche Borghi, Siri e Centinaio” (Repubblica, 13.9). E sono soddisfazioni.

Si scopron le tombe. “Il nostro è un No liberaldemocratico e progressista in cui si riconosceranno molti elettori che sulla Costituzione non vogliono confondersi con i populisti a 5 Stelle che amano Chavez” (Emma Bonino, senatrice Pd e leader +Europa, Repubblica, 12.9). Qualcuno avverta la Bonino, quella che nel ’94 si fece eleggere con Berlusconi, Previti e Bossi, che Chavez è morto da sette anni.

Il tirapiedi. “’L’opzione Draghi non è tramontata’. La rivelazione di un consigliere di Mattarella al leghista Tiramani” (Augusto Minzolini, il Giornale, 12.9). Ah beh, allora è fatta.

Insaputismi. “Se l’insulto o lo spintone arrivasse da Trump o da Salvini ecco che scatta l’allarme democratico da titolone in prima pagina con commento sdegnato di Gad Lerner, Roberto Saviano, Marco Travaglio… Se il fetentone è invece il leader del partito che regge la maggioranza di sinistra (Grillo, ndr), ecco che la cosa non ha alcun risalto” (Alessandro Sallusti, il Giornale, pag.1, 9.9). “Lerner spara su Grillo: ‘Si scusi con il cronista’” (il Giornale, pag. 12, 9.9). Se ne deduce che Sallusti non legge il suo Giornale. Il che – intendiamoci – gli fa onore.
Poche idee, ma confuse. “Bonaccini: Renzi e Bersani rientrino nel Pd” (Corriere della sera,13.9).Finalmente un po’ di chiarezza.

Mamma mia che impressione. “Il talk senza pubblico ora spaventa i leader populisti” (Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita, Repubblica, 10.9). Brrr che paura.

Pirlinas. “Niente nuovi contagi se Conte mi ascoltava” (Christian Solinas, presidente Regione Sardegna, Libero, 7.9). Cioè se tu non riaprivi le discoteche.

Heather. “Per Roma serve un grande progetto. Raggi? Vediamo se i romani sono così masochisti’” (Stefano Parisi, consigliere regionale centrodestra nel Lazio, Corriere della sera, 5.9). Ha paura che votino per lui, ma non c’è pericolo.

Il titolo della settimana/1. “La serie A non è pronta” (Libero, 12.9). Tutta colpa della Azzolina e di Arcuri.

Il titolo della settimana/2. “Topi in piazza San Babila a Milano, i roditori escono dai cespugli vicino alla fontana” (ilfattoquotidiano.it, 13.9). Raggi, dimettiti.

Il titolo della settimana/3. “La sinistra ce l’ha fatta: Salvini picchiato” (il Giornale, 10.9). Tranquilli, ragazzi: se fosse stata la sinistra, si sarebbe picchiata da sola.

Il titolo della settimana/4. “Scuola: banchi in ritardo, l’ansia del Quirinale” (Corriere della sera, 7.9). Mi sa che Mattarella ha la sindrome di Peter Pan.

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Che ci azzecca Moretti? – Il Fatto Quotidiano

Paolo Mieli, sul Corriere, equipara il “va’ a cagare” di Roberto Saviano contro il Pd di Zingaretti al famoso “Con questi dirigenti non vinceremo mai” urlato da Nanni Moretti nel 2002 in piazza Navona contro il centrosinistra di Fassino e Rutelli. E liquida i due j’accuse come due fiammate del “fuoco amico” che segna da sempre i rapporti fra gl’intellettuali di sinistra, incapaci di “concepire cosa sia un compromesso di governo”, e i partiti di sinistra. Ma le due invettive non potrebbero essere più opposte: lucida e lungimirante quella, demenziale e sgangherata questa.

Nel 2002, quando urlò Moretti, B. era tornato al governo da un anno grazie al fallimento dell’Ulivo, segato alle radici da Bertinotti e D’Alema nel ’98 col rovesciamento di Prodi: ed è contro quella “burocratija” incapace di stare unita e di combattere il berlusconismo a viso aperto che tuonò il regista. Oggi il Pd governa con M5S, LeU e persino Iv, avendo approfittato dell’harahiri di Salvini per sgonfiarlo e metterlo all’angolo governando benino: ed è contro questa alleanza che tuona lo scrittore. Moretti rimproverava al centrosinistra di non sapersi mettere insieme contro la destra illiberale e pericolosa, spianandole la strada del potere; Saviano lo rimprovera di essersi messi insieme contro la destra illiberale e pericolosa, sbarrandole la strada del potere. Moretti elogiava il buon compromesso: “Io non riesco a parlare con Rifondazione, con Bertinotti proprio non ce la faccio, ma loro sì, loro ci devono parlare, è il loro mestiere!”. Saviano piccona il buon compromesso M5S-Pd che ha dato vita al governo Conte, bestia nera di Salvini&Meloni, ma anche sua e di tutta la “Sinistra per Salvini (a sua insaputa)”. É un suo diritto: gli intellettuali sono liberi. Ma dovrebbero anche essere coerenti, o almeno logici: se Saviano se la tira da anti-Salvini dovrebbe spiegare, o almeno domandarsi, come mai ha lo stesso nemico di Salvini. E anche, come faceva Moretti, indicare un’alternativa al centrodestra e all’alleanza M5S-centrosinistra. Un’alleanza nata su un compromesso, certo: un compromesso per giunta sbilanciato sul M5S, che alle elezioni ha preso il doppio dei voti e dei seggi del Pd. Un compromesso che prevede il taglio dei parlamentari, la legge proporzionale e non lo smantellamento dei dl Sicurezza, ma il loro adeguamento alle osservazioni di Mattarella. Se, caduto Conte, fosse pronta una maggioranza col programma di Saviano, questi avrebbe ragione da vendere a invocare la caduta di Conte e il divorzio fra Pd e 5Stelle. Ma siccome non esiste se non nella sua testa confusa, Roberto deve rassegnarsi: oggi chi non vuole Conte vuole Salvini. E si candida a diventare il Bertinotti del terzo millennio.

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Il Genio del Giorno – Il Fatto Quotidiano

Anche oggi, molti candidati al premio speciale “Genio del Giorno”.

Giorgio Gori, sindaco Pd di Bergamo: “Io e tutta la mia giunta per il No. Il taglio dei parlamentari riduce di molto la rappresentanza ai territori”, che a Bergamo ne perderebbe 7-8 su 20 e questo “produce diversi danni”. Se chi difende la Costituzione l’avesse letta almeno una volta, conoscerebbe l’art. 67: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione…”. Non gli interessi dei bergamaschi o dei crotonesi, ma tutti gl’italiani: il che distingue la rappresentanza dal clientelismo. È il sindaco che dovrebbe rappresentare i bergamaschi: magari proteggendoli dal Covid anziché aiutarlo a suon di “Bergamo non ti fermare!” e facili ottimismi contro “un clima di preoccupazione molto al di là del necessario” il 26 febbraio, in pieno dramma in val Seriana.

Roberto Saviano: “Dopo la scelta della direzione del Pd, voterò convintamente No. E il mio sarà un voto contro questa classe dirigente”. Cioè: per andare contro questa classe dirigente, vota per lasciarla tutta intera al suo posto. Non è meraviglioso?

Sandro Veronesi: “Non c’è nessun disegno dietro questo taglio dei parlamentari”. A parte il taglio dei parlamentari, si capisce. “Il problema non è il taglio dei parlamentari ma l’antipolitica… un capriccio pericoloso dei 5Stelle”. La famosa antipolitica di Einaudi, Nitti, Bozzi, Iotti, Rodotà, tutti convinti che i parlamentari fossero troppi quando Di Maio non era nato. L’antipolitica del 98% della Camera che un anno fa votò il taglio all’insaputa di Veronesi. L’antipolitica del Pd che propose 400 deputati e 200 senatori già nel 2008, senza che nessun Veronesi strillasse. “Le persone vengono reclutate in base all’obbedienza a un capobastone, perciò emergono i meno dotati. E sarà anche peggio dopo il referendum”. No, sarà uguale finché non cambierà la legge elettorale (che col No nessuno toccherà e col Sì dovrà mutare per forza): i nominati non dipendono dal numero dei parlamentari, ma dalle liste bloccate del Rosatellum. Contro cui non si ricordano gli alti lai di Veronesi. Si ricorda invece ciò che disse due anni fa: “Se mi chiedete di firmare per far tornare Berlusconi e il suo governo domani, io firmo col sangue”. Ecco, appunto.

Mattia Santori rifiuta la tessera della “Sinistra per Salvini”: “È una critica da fuori di testa. Viene da chi arrampica sugli specchi e nega la genesi di questo referendum, che nasce nell’accordo giallo-verde”. No, gioia: il taglio dei parlamentari è da 40 anni nei programmi del centrosinistra. E questo referendum nasce dalla raccolta di 71 firme fra senatori, quasi tutti leghisti e forzisti (che avevano votato Sì). Se il 20-21 settembre vai a votare No, è grazie alla Lega. Studia, ogni tanto.

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Taglio parlamentari, Travaglio su Saviano: «Per andare contro questa classe dirigente, vota per lasciarla tutta intera al suo posto» – Silenzi e Falsità

Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi torna sul referendum per il taglio dei parlamentari, passando in rassegna le dichiarazioni di quelli che definisce candidati al premio speciale “Genio del Giorno”. Il primo è il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, […]

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Referendum, Travaglio ad Accordi&Disaccordi (Nove): “Il no di Emma Bonino è una posizione interessata” – Il Fatto Quotidiano

“Il ‘no’ al referendum sul taglio dei parlamentari di Emma Bonino non è una posizione disinteressata”. Così Marco Travaglio nel suo intervento settimanale durante la prima puntata di stagione di ‘Accordi&Disaccordi’, il talk show politico condotto da Andrea Scanzi e Luca Sommi, in onda tutti i venerdì alle 22.45 sul Nove ha commentato le parole […]

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