Gli insaputi – Il Fatto Quotidiano

La fiera dell’insaputismo ci aveva abituati quasi a tutto. A B. che scambia Mangano per uno stalliere, la Minetti per un’igienista dentale, Alfano per il suo erede e Gasparri per un ministro. A Scajola che compra casa al Colosseo e non si accorge che due terzi glieli ha pagati un altro. A Fontana, presidente della Regione Lombardia che appalta le forniture dei camici alla ditta di suo cognato senza dirgli niente, dopodiché lui tenta di risarcire il cognato per il mancato affare con un bonifico da un conto svizzero che non sa di avere, così come ignora perché la madre dentista e il padre impiegato tenessero 5 milioni alle Bahamas su cui lui, sempre a sua insaputa, aderì alla voluntary disclosure per farli rientrare in Italia, tant’è che li lasciò in Svizzera. Un caso di insaputismo talmente sfortunato da rendere persino credibile il generale Saverio Cotticelli, commissario alla Sanità in Calabria, che confessa in tv di non aver mai fatto il piano di emergenza perché non sapeva che spettasse a lui; poi, quando lo cacciano, spiega restando serio che il piano l’aveva fatto, ma “non ero io quello dell’intervista, non mi riconosco, ho vomitato tutta la notte, forse mi hanno drogato, sto ancora indagando”, forse c’entra “la massoneria”, anzi “la masso-mafia”.

Ci stavamo appena riprendendo, quando sulla scena ha fatto irruzione Christian Solinas, sgovernatore di Sardegna, il genio che quest’estate riaprì le discoteche trasformando la sua Regione in un mega-focolaio. L’ordinanza è firmata da lui, quindi come si discolpa? “Ho obbedito al mio Comitato tecnico scientifico”. La prova sarebbe un’email di quattro righe inviata dal prof Vella, membro del Cts, al capo della Sanità regionale un’ora prima che lui firmasse l’ordinanza. Ora che i pm indagano, Vella spiega a Repubblica che quelle quattro righe “non erano un parere del Cts”, mai convocato e comunque contrario, ma una mail “a titolo personale per tentare di ridurre il danno di una scelta politica già presa. Intendevo dire che per loro, come mi avevano detto, era inevitabile e necessario riaprirle. Per loro, non certo per noi”. Infatti la polizia ha sequestrato altre 10 email del Cts sardo fieramente contrarie alle discoteche. Ma Solinas dice che non ne sapeva nulla: in fondo è solo il presidente della Regione. Otto anni fa, Sara Tommasi girò alcuni film porno e il suo fidanzato di allora, il celebre avvocato-scrittore Alfonso Marra, li attribuì all’abuso di droghe. Ma lei lo smentì sfoderando un alibi decisivo: “È colpa delle entità aliene che mi hanno impiantato un microchip nel cervello per diffondere l’amore nel mondo. Due di loro sono state sempre presenti di nascosto sul set”. Strano che non sia ancora governatrice di qualche Regione.

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Catastrofisti voluttuosi – Il Fatto Quotidiano

Confesso un mio limite: non capisco la voluttà con cui, mentre le persone responsabili fanno tutto il possibile per scongiurare il dramma di un nuovo lockdown totale, personaggi anche rispettabili continuano a sparare cifre e giudizi a casaccio senz’alcuna attinenza con dati, fatti e i problemi reali. L’altra sera, in tv, Veltroni col librino sottobraccio ripeteva la gnagnera dell’aumento esponenziale della curva, che invece è costante da una settimana: basta guardare il tasso di positività (rapporto positivi-tamponi): lunedì era al 13,6%, ieri al 14,7%. Che c’è di esponenziale in un punto percentuale? Idem per l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva, che si è persino ridotto: erano 127 martedì e 125 mercoledì, poi negli ultimi tre giorni sono scesi a 115, 95 e 97. I 297 morti di ieri sono un dato terribile, che però risale a contagi di almeno due settimane fa. Ciò che può mandare in tilt gli ospedali sono i ricoveri ordinari, che però da una settimana aumentano anch’essi in modo costante: lunedì +991, ieri +972.

A questo ritmo, gli ospedali non reggono. Ma non reggerebbero nemmeno se fossimo il Paese più organizzato del mondo, cioè se governo e soprattutto Regioni non avessero sbagliato nulla. Perciò si spera che i medici di base superstiti (circa 40mila) aiutino gli ospedali ad alleggerire la pressione, curando i pazienti con sintomi lievi a casa. Il commissario Arcuri s’è appellato a loro e ai pediatri di libera scelta, promettendo da lunedì 10 milioni di testi molecolari rapidi antigenici per chiunque sappia di aver avuto un contatto stretto con un positivo. Speriamo che arrivino e aiutino ad abbattere l’aumento dei ricoveri, lasciando a casa i tanti paucisintomatici che oggi corrono ai pronto soccorso anche per una febbre a 38. Su questa trincea si decide se torneremo ai domiciliari o no. Fermo restando che zone fuori controllo come Milano, Brianza, Varese, Napoli, forse Genova, Torino e Cuneo vanno chiuse subito per qualche settimana. Anzi dovrebbero già esserlo da un pezzo se gli sgovernatori (e alcuni sindaci) non fossero degl’irresponsabili. Ma, anziché concentrarsi sulle questioni cruciali, il dibattito pubblico vaga nell’iperuranio: dal rimpasto al Mes, dalla crisi di governo alle larghe intese (idea geniale lasciare senza guida il Paese in piena seconda ondata). E il ritorno all’autoflagellazione compiaciuta. “Dobbiamo smetterla di dire che siamo stati bravi”, intimava Veltroni. E perché mai, visto che ce l’hanno riconosciuto tutti gli altri Paesi, la Ue, le organizzazioni e i giornali internazionali? E visto che le ultime misure del governo Conte sono state ancora una volta riprese da Francia e Germania?

Massimo Gramellini, sul Corriere, scrive che “politici e amministratori hanno passato l’estate a farci la predica, mentre loro vivevano alla giornata e discettavano di banchi a rotelle”. Forse non ricorda che, mentre alcune Regioni riaprivano le discoteche, il governo non faceva prediche né discettava di banchi a rotelle (piccola porzione dei 2,4 milioni di nuovi banchi acquistati per le scuole): si batteva in Europa per avere la fetta più grossa del Recovery Fund e la otteneva (209 miliardi), assumeva 34 mila medici e infermieri, stanziava 8 miliardi per la sanità (che purtroppo è regionale, infatti non ne ha speso neppure 1), organizzava la riapertura delle scuole in sicurezza da tutti ritenuta impossibile (anche dal Corriere) e prorogava lo stato d’emergenza con tutti contro (incluso il Corriere con Giucas Cassese). Faceva errori, certo: per esempio sui trasporti, anche se è impossibile acquistare decine di migliaia di autobus in pochi mesi. Ma ora Veltroni vuol sapere perché quest’estate non si è ricostruita la medicina di base sul territorio: come se in tre mesi si potesse rimediare a 30 anni di tagli e privatizzazioni, quando lui non faceva ancora il giallista, il regista e il giornalista, ma il vicepremier e il segretario del Pd.

Ecco: è questa voluttà catastrofista un tanto al chilo che dà l’orticaria anche più del “Covid governo ladro” delle opposizioni di ogni colore, anche perché non serve a nulla, salvo forse a vendere qualche libercolo. La stessa voluttà che porta una persona seria come Carlo Verdelli a scrivere sul Corriere che abbiamo “la curva peggiore d’Europa” (invece abbiamo la meno peggiore, dopo quella tedesca). E che “non è come a marzo, è molto peggio”. Ma a marzo finiva in ospedale il 50% dei positivi, oggi il 6% (0,6% in terapia intensiva), mentre il 94% è asintomatico e sta a casa. E i ricoverati sono, sì, troppi. Ma le degenze durano la metà (7-9 giorni contro i 15-17 della prima ondata), grazie a diagnosi precoci, età media più bassa e progressi nelle cure; quindi la capienza dei posti letto è raddoppiata. E ora il prof. Rino Rappuoli annuncia per marzo la cura con gli anticorpi monoclonali. Secondo Verdelli, Conte deve scusarsi per “l’imperdonabile errore” di annunciare “un vaccino che non arriverà a dicembre”. E allora perché il governo Merkel prepara un piano per distribuirlo già da fine 2020? E se poi fosse a gennaio, cosa cambierebbe? Se si riuscisse ad averne abbastanza per mettere in sicurezza anziani e personale sanitario, gran parte del problema sarebbe risolta: i giovani positivi sono quasi tutti asintomatici. Per questo, con buona pace dei catastrofisti voluttuosi, oggi è molto meglio che a marzo: perché si intravede il traguardo.

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Il misirizzi – Il Fatto Quotidiano

L’altra sera, in un talk show, un piccolo misirizzi in evidente stato confusionale, il cui curriculum sfugge ai più, dava lezioni di giornalismo indipendente ad Antonio Padellaro. E, per l’angolo del buonumore, potrebbe bastare così. Poi però, siccome Antonio gli chiedeva pazientemente lumi su alcuni suoi delirii (“Manca un discorso di verità sul perché e il percome e il disegno complessivo!”, “Al governo ci vogliono persone adeguate!”, “Ad abbattere Conte ci penserà il virus!” e ovviamente “Serve il Mes! Il Mes! Il Mes!”), il pover’ometto elencava le terapie intensive non attivate, le poche assunzioni di medici e infermieri, i drive in fuori dagli ospedali: cioè tutte scelte delle Regioni, visto che la sanità in Italia purtroppo è regionale, mentre il governo ha stanziato 8 miliardi per gli ospedali (mai spesi dalle Regioni) e il commissario Arcuri ha acquistato 5mila ventilatori per raddoppiare i posti letto di terapia intensiva, di cui 1445 consegnati e non attivati dalle Regioni e altri 1849 rimasti nei suoi magazzini perché nessuna di esse glieli ha ancora chiesti.

Padellaro faceva sommessamente notare che attualmente il nostro problema è abbattere il virus, non Conte. Ma il misirizzi, non conoscendo la parola “Regioni”, tentava la fuga buttandola in caciara: “Sono sicuro che, se ci stava Salvini (sic, ndr), saresti stato molto meno generoso”. Non sospettando che, “se ci stava Salvini”, nei giorni pari chiuderebbe tutto e nei dispari riaprirebbe tutto, cioè avremmo il decuplo dei contagi e dei morti, come i Paesi sgovernati dagli spiriti-guida di Salvini. A quel punto, palla in tribuna: “Il tuo giornale è un capolavoro di doppia morale e doppio standard, impegnato a bastonare chi è critico al governo (ri-sic, ndr)”, “Io sono di sinistra, ho una storia di sinistra, scrivo cose di sinistra e non accetto che la patente di sinistra me la dia il tuo giornale che per combattere il fascismo usa i metodi da bastonatori nei confronti di chi non la pensa come loro (ri-ri-sic, ndr)”. Cioè: il Fatto è fascista e lui è il capo della Resistenza. Infatti va in giro per telepollai a ripetere “Covid governo ladro” (tra poco chiederà le dimissioni o il rimpasto pure alla Merkel, a Macron, a Sánchez e ai capi di Stato del resto del mondo che sta nella merda come o più dell’Italia), mentre noi riteniamo che Conte e il suo governo siano meglio di quelli che li hanno preceduti negli ultimi vent’anni (almeno), ma soprattutto di quelli che verrebbero dopo. Se fosse un altro, partirebbe immediata la querela, peraltro vinta in partenza. Ma, trattandosi di questo poveretto, sarebbe fatica sprecata: verrebbe subito archiviato per manifesta incapacità di intendere e volere.

Sorgente: Il misirizzi – Il Fatto Quotidiano

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